Ho coniato questo nuovo termine per i rappresentanti del vuoto esistenziale e del vuoto di idee compensandolo con una politica d’urto e senza idee, un vuoto antico in cui si sono sempre formate le mostruosità delle mente umana. Sono gli individui incapaci di cercare a fondo la ragione delle cose, che scelgono di seguire movimenti e tradizioni senza preoccuparsi se siano necessari, utili o nocivi e devastanti, scelgono di stare da una parte e vanno contro qualcuno prescelto come nemico assoluto da eliminare a prescindere, dicono di volere la pace mentre fomentano l’odio implacabile, evocano la libertà mentre sopprimono con violenza la libertà altrui di ragionare dialetticamente su quello che può essere giusto o sbagliato, analizzando le evidenze e i fatti che da sempre portano alla formazione degli eventi e dei drammi umani, si aggregano e trovano la ragion d’essere della loro esistenza nella faziosità del gruppo, non ammettono nessuna dialettica che possa mettere in dubbio i loro dogmi, credono di essere dalla parte dei buoni assoluti contro i cattivi assoluti, ignorando il fatto storico che non esistono popoli buoni in assoluto e popoli cattivi in assoluto, esistono individui che possono scegliere e decidere di essere l’una o l’altra delle cose al di fuori delle folle, durante tutto l’arco dell’esistenza, non riconoscono mai le prepotenze e i misfatti che TUTTI compiono o hanno compiuto perché attengono alla natura umana. L’unica cosa che può arginare la prepotenza e la violenza e illuminare le menti della vera saggezza che considera il bene comune e non il bene di una sola parte è il dialogo, ma il dialogo viene rifiutato dai NULLICOLI perché i nullicoli sono malati di pensiero superficiale e di simbolismi, indelebili tatuaggi mentali senza i quali non saprebbero con chi prendersela. Li chiamo “nullicoli perché i cavernicoli preistorici erano molto più sensibilmente ragionevoli e saggi al confronto, lottavano per la sopravvivenza come saggiamente fanno gli animali che lottano senza odiare e che possono insegnarci molte cose, poi sappiamo come è proseguita la storia dell’umanità, quando ha inventato la clava, la civiltà, l’avidità, l’invidia e infine l’odio, che è la prerogativa degli stolti e la negazione assoluta dell’intelligenza sensibile.
Ho sentito alcuni esponenti politici delle passate legislature, vantarsi della loro “magnifica”, superlativa, gestione dell’epidemia e di quanto oggi, sarebbero bravi a fronteggiare la crisi dei Campi Flegrei al posto degli attuali governanti. Bene, forse consiglierebbero di nuovo la vigile attesa, con qualche somministrazione di tachipirina multiuso, che come anti-piretico potrebbe assumere la funzione anti-piroclastica e servire ad abbassare la temperatura della lava incandescente. “Le costosissime mascherine fallate invece, potrebbero tornare utili per difendersi dai fumi di una eventuale eruzione di gas venefici, mentre i banchi a rotelle – ancora inutilizzati che restano a decomporsi nei depositi- sarebbero ottimi per trasportare beni privati velocemente nella fuga, visto che anche i maghi forse hanno scoperto finalmente che le rotelle non possono impedire i contagi e non sarebbero di nessuna utilità in un nuovo assalto dei virus, ma al massimo procurare qualche frattura. Ci sono poi i monopattini, per una evacuazione veloce, al posto delle automobili che non riuscirebbero a passare oltre le strettoie e gli ostacoli vari che nessuna autorità, dalla notte dei tempi, ha ritenuto di ampliare e rimuovendo transenne e strutture di lavori in corso di eternità, sapendo che gli abitanti del luogo sono seduti su un vulcano attivo e che i vulcani ogni tanto si annoiano di stare dormienti e si arrabbiano e infine, perché no? Cos’altro? Forse ordinare anche un buon quantitativo di ombrelli anti-eruzione per difendersi meglio dalla caduta piroclastica.
Dell’Uccisione per profitto, Vanità e divertimento.
Ci stupiremmo se anche per noi un giorno, il sole dovesse spegnere i suoi raggi? E se un nemico si nascondesse ovunque per colpirci come noi da sempre colpiamo gli animali? Abbiamo sporcato questo mondo di asfalto, plastica, cemento e sangue, un gioiello di splendore verde e azzurro ora è solo grigio e rosso, rosso di sangue, un immane unico macello, ci sono devastazioni ovunque e sconfinate foreste ormai annichilite ma ancora usiamo nomi falsi per nascondere le cose, siamo anime vuote, cuori di pietra, viventi sarcofagi, che bramano divorare corpi morti, appena prima della putrescenza nascosti dai veli trasparenti dalle confezioni che le attraenti etichette di vivaci colori rendono accetti, come tutte, della mente umana le illusioni.
Zampe e parti di corpi appesi e animali squartati e fatti a pezzi, che nei supermercati sembrano allettanti, eppure sono uguali a quelli che se visti schiacciati sull’asfalto, con le viscere schizzate dagli addomi e le mirabili gemme luminose degli occhi spente e vitree come giada infranta, farebbero nient’altro che ribrezzo, perché la mente umana guarda, senza voler vedere quel che è vero ma solo quello che conviene e ha fatto uso. Né la mistificata morte violenta dell’animale fatto a pezzi nelle confezioni e sulle tavole imbandite muove ribrezzo, mentre nel corpo di un animale ucciso in strada la morte non si può evitare nella sua brutale essenza, poiché la mente sa che la morte altrui vuol dire anche la propria, eh sì, lo stesso può accadere a noi e infatti accade spesso, ma nella morte così sfacciatamente esposta degli animali uccisi c’è una scaltra mistificazione: diventa cibo, quindi tutta un’altra cosa, questa è la sola differenza per noi anche se la morte è sempre morte e la vita è sempre vita.
Non esiste una morte minore di un’altra, meno brutale, meno crudele o più giusta. Ma la coscienza umana ha le vie di conoscenza occluse da egoismi antichi e senza fine e in questi, contorce molte realtà per convenienza finendo col credere davvero in esse. Avremmo potuto, dovuto esser diversi, ne avevamo il potere e la ragione, ma abbiamo fallito nello scopo di raggiungere una vera evoluzione. Ora siamo ancora pochi, con le nostre parole e le nostre urla aspre di dolore contro questa realtà orrenda che abbiamo edificato, e noi che amiamo la vita universale siamo incolpati di essere violenti proprio da quelli che violentano la vita, giudicati per le invettive e gli insulti che non saranno mai offensivi e duri come l’insulto del loro piombo, delle loro lame affilate delle vili frecce e delle trappole malefiche da menti perverse concepite e costruite che schiantano ossa e zampe di animali che già a fatica sopravvivono nelle poche riserve assediate dalle strade, dagli incendi e dai veleni, senza più acqua, senza più rifugi, e far conto anche di queste che li imprigionano fra le ganasce orrende presi nel dolore atroce senza poter sfuggire alla crudele presa, restando increduli da tanta bieca perfidia, proprio da noi che ogni giorno ci crediamo superiori per aver tolto il fango dalle nostre tane di cemento, ma il fango sporca solo il corpo e si lava via, il sangue invece sporca l’anima per sempre. Vadano piuttosto a caccia di immagini di vita, e noi cambieremo i nostri insulti in lodi.
Si chiama “caccia” perché cacciare evoca “avventura”, sembra quasi una bella e nobile ragione, essersi auto nominati protettori della Natura come se la Natura non fosse in grado di proteggere se stessa, loro credono in questo, mentre sono solo distruttori, ebbri del potere di disporre della vita altrui, che si rivestono di finto coraggio e di avventura, nascondendosi mimetizzati nel perfido intento di un agguato, come se andassero ad affrontare pericolosi nemici muniti delle stesse armi e in un duello vero. Nemmeno la vergogna della lotta impari li ferma, la “gloria” dei duelli antichi decantati dagli aedi almeno prevedeva armi leali e pari nella loro idiozia, questa invece è gloria vile, gloria del nulla e si vantano persino senza pudore nell’esibir trofei di pelli e teste mozzate appese al muro, occhi finti di vetro senza il riflesso della foresta da cui erano stati strappati ed era nei loro occhi veri e vivi, nei loro corpi e nelle loro anime. dell’inganno e della prepotenza, come se avere un’arma in mano fosse davvero il segno del coraggio, il coraggio viene solo dall’arma di un cuore che ama e non uccide, quello è coraggio vero, non la canna e il grilletto di un fucile. Come può chi distrugge dire di rispettare quello che distrugge?
Si appostano, nascosti nei cespugli e plagiano altri animali ingenui come i cani, sfruttando biecamente la loro innocenza no, non sono cacciatori è una menzogna sono predoni, uccisori, macellai, è un mestiere non un insulto, vero? Ma é quel che fanno, dunque è questo il nome vero, non si deve chiamare caccia, ma uccisione. Il fucile e le pallottole sono entrate nella loro mente diventate le zanne che cercano prede che non servono ma essi non sono nemmeno predatori, i predatori veri inseguono la preda per la sopravvivenza di un sol giorno gli uccisori invece per sentirsi onnipotenti e credere di esser vivi per il potere di sopprimere la vita, questa è la differenza.
Se anche fossimo noi costretti dalla forma dei corpi ad esser predatori, – ma non lo siamo – e chiunque afferma il contrario sa senza pudore di mentire noi diciamo di essere migliori delle “bestie” e quindi l’essere nel gradino più alto dell’evoluzione, dell’intelligenza e dei sentimenti, ci darebbe il permesso di fare le cose peggiori? E le pellicce, di cui tante donne vanno fiere, proprio loro, che hanno sperimentato a loro spese la violenza e l’oppressione, da sempre vittime di prepotenze infami, non hanno empatia e compassione per la madre universale, posano pur consapevoli sorridenti coperte dai cadaveri di queste altre madri e loro figli oltraggiati e fatti a pezzi a cui è stato, con le alchimie della mistificazione, tolto l’olezzo della morte ma non la sua evidenza e si mostrano tronfie in involucri di pelli, svuotate dai corpi degli animali uccisi per coprire i loro corpi svuotati di anime. E sorridono, con quel sorriso di compiacimento, senza gioia che disgusta, come lo sguardo freddo e senza compassione che notai di una star del cinema, chiedendomi perché quegli occhi erano freddi e morti come nel momento in cui l’anima fugge, il suo era lo stesso, nel vantarsi di sgozzare agnelli della sua fattoria con le sue mani e ho ottenuto la conferma ancora che dallo sguardo si rivela un’anima se c’è, solo in quel caso.
Colpire di nascosto con armi potenti non è inganno ? E ingannare non è uguale alla viltà? Vile è un insulto? Gli uccisori, i predoni si offendono? Come possiamo dire allora: duello impari? Ma non è nemmeno un duello è una bugia, gli animali non hanno guanti da gettare in sfida e non schiaffeggiano nessuno. Quelli che vengono massacrati per divertimento, sono anime e vite che vivono tranquille, uccise in agguati e a tradimento, perché sanno esser contenti di essere, fanno famiglie, si uniscono senza mai tradirsi, costruiscono il nido o trovano una tana, fanno la loro prole e ne hanno cura sempre, come dovrebbe fare qualsiasi altra madre umana, gli animali fanno figli affinché siano protagonisti della Vita. Spesso le umane madri ahimé, li fanno per continuaread essere protagoniste insieme a loro ma gli uccisori spezzano l’incanto, che non sanno provare nelle loro spente, aride famiglie altrimenti non avrebbero bisogno di sentirsi eroi del nulla nel distruggere le famiglie altrui, le loro vite, le speranze. il dono della vita vita, che provano gli uccelli e tutti gli animali.
Sono i tanti “Caino”, che non sopportano di Abele la gioia di vivere nel sole e seminare nuova vita e persino offendono e deridono quella libertà di vivere, che per libertà intendono solo il proprio arbitrio, la libertà di vivere degli altri non importa, e le vittime devono esser contente del sacrificio alla prepotenza, questa è la loro logica sinistra, quello vuol dire esser liberi? Ma se loro sono liberi e gli altri sono schiavi chi decide chi debba esser libero e chi schiavo? Una guerra di secessione umana? Si diceva così anche per la schiavitù e la segregazione e per ogni tipo di sottomissione e ce ne son tante di falsità imbarazzanti, menzogne oscene, La storia umana è costellata di stragi decise dai più forti che dicevano sempre di avere un dio a fianco che parlava solo ad essi, e che i deboli e gli sconfitti erano fatti per questo, destino designato di essere eliminati o schiavi dei più forti e dicono di essere per la pace e di amare la natura che è fatta di vita ma l’amano uccidendola, come l’amante falso che non sapendo amare uccide per il suo vuoto che non sa colmare di vero amore, perché in lui o lei non c’è ombra di sentimenti ma solo invidia dell’amore che non sa sentire. E saremmo noi i violenti? Io la chiamo prepotenza bruta, mi dispiace, il linguaggio lo so da sempre usare bene, il significato preciso delle parole è micidiale, da un cuore vero non ammette scuse e distorsioni, chi fa violenza, diceva un grande illuminato, sappia che quella stessa violenza è a lui restituita io dico nel momento stesso in cui la compie fino nell’ultimo attimo di vita.
Quale bottino si porteranno dietro allora? Ancora prima della morte stessa, li ucciderà una semplice domanda, perché si muore tutti prima o poi, ma il biglietto che serve a continuare il viaggio solo l’anima ha ciò che può acquistarlo che nelle sue segrete tasche è d’amore piena, e forse si chiederanno: “ Ma cosa ho fatto io in questo arco di tempo”? Ora che sono giunto al termine delle mie perverse imprese e un’altra canna di fucile che non sbaglia mai un colpo ora punta su me, pronta a sparare e colpirmi senza scampo? Porterò con me la pelle del leone ucciso a marcire nella tomba? La testa del cervo e le sue corna? Il profitto della tortura immane degli allevamenti? Le ricchezze in cui ho tramutato i loro corpi e i loro amore? Hanno mostrato trofei ignobili, pezzi di corpi ai loro amici che hanno fatto solo finta di ammirare il loro improbabile coraggio, semmai invidia, per i trenta denari spesi concessi ai satrapi della ragion di stato, che ha venduto come merce empia ciò che non gli appartiene che dovrebbero invece salvare e custodire la preziose forme di vita ereditate trenta denari per dare la licenza di spegnere i cuori pulsanti di liberi esseri viventi solo per divertimento, di un malefico colpo e una nobile vita è spenta nel sangue e nella polvere. Per sentirsi onnipotenti nel distruggere null’altro. Spesso portano i loro cuccioli umani pensando che l’impressione crudele valga per essere ammirati e amati non sono nemmeno sicuri della stima dei loro figli, mogli, amanti amici, vogliono farsi ammirare, sembrare importanti ai loro occhi.
Miserabili cuori vuoti, anime marce, non ci sarà nessuna ammirazione, nessun vanto, nessun orgoglio, solo un arido cuore per i vostri figli che così non sapranno mai dare carezze, solo offese, quando i potenti fucili prenderanno il posto dell’anima. I criminali di ogni tipo e luogo che hanno famiglie e conquistano ricchezze non capiscono che quelle ricchezze non serviranno a nulla perché con le loro azioni condannano i loro figli e la discendenza a vivere nel mondo brutale e senza compassione che loro stessi hanno contribuito a costruire dove ognuno impone la sua forza -e non si ferma solo agli animali – un inferno che loro stessi fanno diventare vero dove altri demoni simili nel delirio dell’onnipotenza si faranno vanto di levare ai loro figli la pelle e di versare il loro sangue nella perenne umana lotta di competizione, che sia fatta con clave, con missili e armi di ogni tipo o sorta o con il semplice potere del denaro il culto del dominio imposto con la forza, farà del loro presunto paradiso in terra un vero inferno rendendo i figli eredi di una sicura dannazione.
Appendono nelle loro ricche abitazioni i pezzi e le pelli di cadaveri salvati con artefici dalla putrefazione, camminano sopra quel che resta dei loro corpi, ma la putrefazione dell’azione resta in loro quella non si può trattare uccidere è questo; fa putrefare l’anima e l’olezzo di un’anima putrefatta è più nauseante, orrendo e persistente di quello di un corpo, che viene digerito e presto trasformato in altra vita, l’anima no, se muore, non si trasforma in niente.
Che strano, in questa lingua non esiste un termine preciso per definire chi non combatte ad armi pari, “vile” non è la stessa cosa, vile è colui che scappa non chi tende un agguato, come un uccisore a tradimento.
Uccisori seriali di esseri viventi? Serial animal killers… Mi sembra adatto, è quel che fanno! Uccidono in serie per un loro godimento. certo, la viltà è implicita nel colpire alle spalle e di nascosto, poiché chi si nasconde mentre distrugge e uccide a distanza è sempre un vile, si può nascondere dietro la canna di un fucile, con arco e frecce o una balestra è viltà lo stesso, forse non serve una parola nuova, “vile” va bene. E loro si lamentano dei nostri insulti mentre insultano a morte i nostri sentimenti e ci costringono ad assistere senza poter far nulla, inermi all’atroce sofferenza per la vita che amiamo davanti ai nostri occhi distrutta, umiliata, squarciata, vantandosi persino della loro sfacciata prepotenza. che senza pudore osano chiamare “libertà”, essi ci privano brutalmente di nostri fratelli e noi non dovremmo nemmeno piangerli e star zitti? Ma se non usiamo le parole come lo fermiamo il loro piombo? Con le preghiere agli dei che dicono sempre sono dalla loro parte, la parte umana? Sapendo che fanno sanguinare i nostri cuori che feriscono insieme a tutti i cuori degli animali uccisi. Noi invece del piombo usiamo le parole che gridano forte di dolore, nella nostra libertà siamo fratelli degli esseri viventi ma questi falsi predatori vogliono togliere a noi il diritto di essere fratelli e sorelle a quelli a cui loro vogliono spezzare i cuori e le ossa e rubare le loro viscere e la pelle e dobbiamo accettare questo come un ipocrita esercizio di libertà, mentre è un sopruso? C’è qualcosa che non quadra. Lo stesso vale per chi toglie la libertà e la vita e tortura nella prigionia infame altri esseri viventi per decorare la propria pelle con indumenti di sofferenza e morte, donne vane, deboli pensanti, cuori di stoffa, che indossano sorridendo orgogliose le pellicce donate, riflettano sul fatto che se un uomo per conquistarle e farsi amare regala una pelliccia, vuol dire che nemmeno è capace di veri sentimenti e se non ha compassione per il cuore di un essere vivente a cui indifferente ha strappato la vita certamente non l’avrà neanche quando la loro bellezza sarà sbiadita, e una pelliccia addosso di certo non le farà restare sempre belle anzi, accentuerà la differenza. Quante donne venali, che superata la bellezza antica, si vestono invano con gli orpelli della morte, infatti quando non saranno più come prima, non sarà certo il pelo folto della sofferenza a restituir loro il fascino perduto, saranno solo goffe, ridicole, squallide e pietose, mentre sarebbero sempre luminose e belle, indossando l’immortale nobile bellezza dello spirito e della compassione, dell’anima ricca di sentimenti ed emozioni questa bellezza non si sciupa mai, e allora sì, degne d’essere amate senza fine dagli uomini migliori in ogni loro età, non dai narcisi che le tratteranno con uguale indifferenza con cui hanno ignorato il dolore della tortura e della morte, la pelliccia varrà più del loro viso senz’anima e del loro sguardo perso e folle persa l’illusione che quello fosse amore. No, non ama mai chi non sente compassione è solo egoismo se include il costo del disprezzo per la vita di un essere vivente, quando per loro sarà opportuno le metteranno nella spazzatura dei ricordi per cercare altra carne senz’anima più fresca, a cui regalare un’altra pelle di dolore intrisa. E quando un diverso cacciatore irriderà alle potenti armi che abbiamo costruito, ci insegnerà che le ambiziose torri dell’orgoglio umano, che le potenti armi della nostra prepotenza, non servono a nulla contro l’intelligenza della vita, a cui dovremmo essere grati invece di rapinarla di altra vita eternamente ingrati e insoddisfatti, perché non sappiamo vivere la nostra.
L’intelligenza ci ha consegnato gli strumenti per costruire nuove realtà buone per tutti, ma non per essere tiranni, dominare e opprimere e sopprimere libertà e vite a piacer nostro, forse ora ne verremo fuori senza imparare nulla un nemico invisibile generato negli oscuri piani di una nuova tirannia, sembra dimenticato come una lezione inascoltata, la memoria corta degli umani li terrà impegnati a divorare tutto ciò a cui hanno dovuto per poco tempo rinunciare e il circolo vizioso si chiuderà forse fuori pericolo per noi ma pesando ancora più sugli animali, nel veleno delle coscienze sempre addormentate. Ma il circolo vizioso è una via folle e senza sbocco, alla fine c’è solo un precipizio e la dissoluzione l’anima invece come un drone, si eleva al di sopra della follia umana, e vede chiaramente ciò che la vista corta impedisce di vedere quello che è in fondo alla direzione scelta ma per vedere questo occorre un’anima in grado di volare.
Insieme alle nuvole nel cielo, veleggiano formazioni di anime vaporose nelle loro cangianti piume bagnandosi di sole nei torrenti fluidi dei venti per volare insieme in altri lidi lontani come punte di frecce fatte di cuori palpitanti ma non è il vento a spingerle come spinge le nuvole sospese che scivolano senza fatica nei sentieri aerei, a far navigare queste ali piumate nella tersa aria è la loro gratitudine di esser vive e di avere una direzione e un senso vero, trasmigrare, sfuggendo l’asprezza degli inverni per l’amore materno che le guida, nella rinascita in una stagione nuova, anime che volano alte con un cuore che serba la memoria delle altezze e negli occhi orizzonti lontani ma sicuri, esse volano sì superbamente ma con grande fatica e coraggio, le loro ali devono sfidare il peso e la distanza, solo i loro generosi cuori danno a queste ali l’incredibile forza che serve per solcare i cieli, esse non sono come nuvole impalpabili e leggere, possono contare solo su se stesse e sul loro indomabile volere e sulla scia dei turbini di altre ali sorelle volando insieme in un vascello di vortici d’aria fatto dalle loro ali, per compiere l’aspra e faticosa traversata spinte da quell’unica energia d’amore che unisce tutti gli esseri viventi. Ma al suolo, nascosti fra infide rocce, si celano occhi crudeli di rosso sangue pieni e insieme ad essi, altri due neri, occhi vuoti che contengono null’altro che la morte. I primi due sono occhi umani, che erano fatti un tempo per provare meraviglia, ma sono così pieni di vuoto e torbidi pensieri che da essi l’anima, nauseata, è già scappata via cacciata dai demoni della predazione per il sadico sapore dell’onnipotenza, mentre i due, neri e torvi occhi invece, sono i fori delle canne del fucile puntati per lacerare e offendere quel cielo, al cui interno altri demoni orrifici alloggiano pronti ad uscir fuori veloci per dispensare morte.
Ecco, questo è il tradimento del dono a noi concesso; un’evoluzione oltre la crudeltà della sopravvivenza e degli equilibri resi dalla predazione, noi siamo diventati invece più crudeli della crudeltà stessa e del suo nome e senza una ragione vera, se non l’illusione di poter colmare con la morte il deserto dell’amore,
L’alcova vuota di un’anima ormai morta, per la droga del piacere di distruggere la vita. Una crudeltà che persegue il profitto ed il divertimento è questo dunque nella gran parte il vero volto umano, di quella che solo per noi chiamiamo: superiore evoluzione, mentendo e sapendo di mentire, insegnando ai figli umani fin dai primi anni, ogni tipo di menzogna per insegnare loro dall’inizio a credere nella stessa presunzione umana, prima fra tutte la presunzione di essere speciali
e di possedere ogni cosa, anche la vita e la libertà di altri, e i loro figli infatti imparano subito a pensare di essere dei principi, semidei, in un mondo di servi animali, mentre al contrario, le così tanto disprezzate e abusate “bestie” sanno dare ai loro figli e a noi stessi solo elementi certi di quella Verità che Tutto ha generato.
POST SCRIPTUM Le vittime dell’impero umano, non mentono, non sono ipocriti, non provano odio o rancore, non sono sadici, non perseguitano, i predatori VERI NATURALI designati dagli equilibri fin qui raggiunti nell’evoluzione della vita organica, non allevano e altri animali per acquisire cose diverse dal corpo dell’animale preda, non fanno schiavi, non si vendicano, si difendono e si nutrono per quello che basta a un solo giorno, e TUTTI gli animali rispondono all’amore con l’amore se lo ricevono da piccoli, al contrario, spesso il cucciolo umano tanto più viene più amato, gratificato e glorificato non risponde affatto con semplice gratitudine e amore e non coltiva le virtù della compassione e dell’altruismo, non si accontenta dell’amore ricevuto ma esige molto di più per ambizione, maggiore egoismo e maggiore superbia. Non è una teoria, è la storia dell’umanità Ennio Romano Forina