Il Quesito del Bene e del Male

È innegabile che nel corso dei millenni il pensiero debole abbia sempre prevalso sul pensiero profondo, così come il numero di furfanti, egoisti ed imbecilli, sia sempre stato preponderante per ogni generazione rispetto a quello delle persone con buone attitudini, che fanno uso della loro intelligenza e dei sentimenti in modi estesi e costruttivi.

Tuttavia vediamo che un progresso evolutivo succede lo stesso, perché si fonda sul fatto che il pensiero debole e ottuso ha un vita breve quandanche altamente distruttiva ma limitata nell’arco di un’epoca, di una generazione, nella quale si può fisicamente esprimere nella sua brutalità ma anche inconsistenza, mentre quello profondo permane nella sua sostanza non violenta e creativa, ed è questa l’unica ragione per cui esiste qualche progresso etico, nonostante le barbarie che si rinnovano continuamente nelle stesse forme, anche se, ripeto, non permangono e non portano a nulla, essendo energie negative, distruttive e disgreganti.

L’evidenza è che il pensiero profondo sopravvive a sé stesso e si trasmette alle altre generazioni e a volte si diffonde più ampiamente comunque e nonostante tutto, mentre quello debole si estingue senza dare direzione ma lasciando solo rovine nel suo passaggio temporale.
Quindi, se il pensiero profondo e creativo sopravvive e quello debole si estingue nella sua nullità, qual’è la ragione per cui in ogni epoca, la parte più numerosa e più dominante del genere umano è proprio quella che si nutre e sguazza nel pensiero debole, egoistico, ottuso e prepotente che domina cercando anche come sempre, di inibire e soffocare il pensiero elevato?

Lancio questo quesito per chi voglia e possa fornire una risposta. Dopodiché esporrò la mia tesi che fa parte del mio saggio su una diversa evoluzione, sulle ragioni di questo fenomeno che è l’espressione di gran parte dei mali, generati dal e nel mondo degli umani, da sempre.

Ennio Romano Forina