MISTIFICAZIONI LESSICALI POLITICHE
Capisco il gioco delle parti nella faziosità della lotta politica, ma non sopporto la distorsione e la mistificazione del linguaggio per suggestionare emozioni e stigmatizzare impropriamente le scelte politiche della parte avversata, allo scopo di demonizzarla. A meno che non si tratti di superficiale conoscenza del significato preciso del verbo o del sostantivo corrispondente come spesso accade nel linguaggio politico e mediatico pieni di frasi fatte e stereotipi linguistici usati ripetitivamente nelle più svariate occasioni.
ll verbo “deportare” indica una punizione per azioni ritenute criminali da un sistema giudiziario o da un dispotismo, per cui si tolgono i diritti civili e politici alle persone giudicate che vengono portate via dal luogo di residenza o di patria. In questo caso di immigrazione massiccia non ci sono questi presupposti e quindi il verbo giusto da usare è “TRASFERITI” e non “deportati” in un territorio o paese diverso.
Non giochiamo con le parole solo per acquisire consensi dal pensiero superficiale. I migranti trasferiti non hanno residenza in Italia e sono comunque già lontani dalla madre patria per loro volontà e un paese ricevente ha il diritto di valutare attentamente le condizioni obiettive di necessità e di vera umanità relative a un fenomeno talmente eccezionale che non può essere allegramente e superficialmente gestito dalle ideologie e dagli opportunismi politici.
L’immigrazione regolata dalla visione corretta della realtà è in sé benefica, Il mix dei popoli, il contatto di culture diverse è positivo nell’evoluzione delle società umane e mi sorprende che in altre parti del mondo vi siano conflitti proprio per aver rifiutato questa commistione di culture diverse e gli stessi che denunciano come un prepotenza una immigrazione forzata mai accettata e totalmente ostacolata, siano i paladini di questa attuale migrazione massiccia e di fatto prepotente, imposta e pilotata da interessi nebulosi che sfruttano le situazioni obiettive di necessità e sofferenza, ma che sono anche miste ad altre più inquietanti e occulte.
La pioggia è benefica, ma se la stessa pioggia è dilagante, allora diventa alluvione e le alluvioni portano disastri e non benefici.
La questione non è tanto il tipo di pioggia, quanto la quantità eccessiva di pioggia che la rende ingestibile.
Penso che anche i bambini alle elementari possano capire questo concetto, alle prese con i loro primi compiti di matematica.
Ennio Romano Forina
