A Sharon


Ecco puntuale, un altro stereotipo giornalistico, di quelli che imperversano senza pietà sui media dopo ogni fatto di cronaca cruenta:” La povera Sharon si è trovata sul posto sbagliato al momento sbagliato”. Questo è un modo di spersonalizzare l’atto dell’assassino, chiamando in causa il Fato, come se il destino fosse il vero colpevole e di conseguenza attribuendo parte di colpa anche alla stessa vittima per incauta condotta.
Ma basta! Continuo ancora a sentire l’aggettivo “inaudito” usato a valanga in ogni occasione a commento di fatti che si ripetono ininterrottamente da millenni e non sono affatto inauditi.
Hanno studiato! Sono dottori e laureati! Possibile che continuino a usare i termini così superficialmente, più per l’effetto che per il significato preciso per cui le parole sono state inventate?
Al contrario, io difendo la libertà della povera Sharon che per me si trovava al posto giustissimo e nel momento giustissimo per il suo spirito, per il suo diritto inalienabile di libertà in una società che dovrebbe essere giusta e sicura da vivere in pieno, come si vuole e quando si vuole!
Si deve essere liberi comunque di poter contemplare, anche in solitudine, un cielo notturno senza essere massacrati da chi non sa nemmeno perché esiste e uccide per invidia la gioia di esistere altrui. E in tutti i casi di prepotenza assassina, non ci devono essere pretesti di circostanze e orari inopportuni e pericolosi.
In questo caso come in altri, è l’assassino che ha scelto di essere sbagliato, nella sua esistenza evidentemente sbagliata, che lo ha portato a compiere questo crimine orrendo mediante il quale tentava di placare la sua noia esistenziale e così spezzando una giovane esistenza con un atto distruttivo senza senso, per invidia e delirio di onnipotenza, solo per riempire il vuoto orrendo della sua anima, vuoto che lui stesso ha scelto di costruire, un vuoto che è tipicamente all’origine delle azioni di tutti i distruttori. Lui come l’eterno bambino prepotente che distrugge con rabbia il giocattolo che non sa usare e non lo diverte e in questo caso il giocattolo è stato la VITA degli altri.

Ennio Romano Forina

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