ARTE? QUALE?

L’Arte è un linguaggio, uno strumento che dovrebbe servire per esprimere pensieri ed emozioni che provengono da quello che si percepisce e da quello che si elabora soggettivamente dentro ognuno e al di fuori di ognuno di noi, e come tutti i linguaggi il loro valore viene dalla sostanza del pensiero che li genera e non dalla sola forma di espressione che può essere tanto sensazionale quanto vacua. Nell’arte contemporanea non vedo espressione di pensiero o di emozioni ma un’ubriacatura di effetti speciali con l’esposizione di prodotti di scarto delle attività civili e persino macelleria gratuita.

La sofferenza degli animali rappresentata nella loro morte non è un’opera d’arte, non serve vedere un cadavere in un museo, se si vuole riflettere su questa realtà, sull’ostinazione umana a voler essere quello che non si è fisiologicamente, cioè carnivori, ci sono ovunque, nei supermercati e nei piatti del costume umano tutte i variegati esempi di “opere” dell’arte di uccidere e fare a pezzi gli esseri viventi, la cui vista deve solo indurre riflessione e dolore e suscitare vergogna e non essere messa alla berlina in un museo. Gli effetti speciali tecnologici, una specie di stimoli allucinatori e onirici, non sono “arte” ma semplici effetti speciali, possibili e potenziati dalla tecnologia attuale, più o meno banali più o meno insignificanti, che si prefiggono lo scopo di stupire e provocare, ma non di trasmettere vibrazioni ed emozioni .

La vera arte, come linguaggio sensibilmente concepito e sensibilmente espresso, non è la ricerca dell’effetto sensazionale o banalmente provocativo per ottenere la visualizzazione curiosa o morbosa di pochi secondi di cose che altrove nel mondo reale non susciterebbero nessun interesse ma messe in un museo da un nome conosciuto acquisiscono un’importanza senza senso e una attenzione immeritata, null’altro che la copertura e la mistificazione del nulla, come accade nel mondo della musica da stadio, in cui la rappresentazione scenica tecnologica e il rumore che inebria e stordisce, nascondono il vuoto della musica e delle sensazioni universali che la musica vera può dare, laddove l’unico quadro interessante è la rappresentazione del delirio che si verifica nel fenomeno ancestrale della partecipazione contagiosa all’esaltazione collettiva.

Ennio Romano Forina

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