Angeli senza Nome

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Alcuni sono come porte sull’Universo,

aspettando che qualcuno bussi per aprirle,

Altri, sono sentieri da percorrere,

Orizzonti a cui aspirare,

Sogni senza paura,

che vogliono essere realizzati,

Destinazioni da raggiungere,

non per promesse o ricompense.

 

Negletti e innominati Angeli,

nascosti eppure svelati,

fra tutti gli esseri viventi,

solo aspettando un segnale

e un vero profondo contatto.

Possono vagare per secoli o eoni

nei deserti di anime inutilmente,

ma se tu puoi riconoscerli,

prima che essi ti trovino,

è perché tu già sei una di loro.

ennio forina

 

Nameless Angels

Some of them

are like doors to the Universe,

waiting for someone

to knock and open them.

Others, are paths to travel on,

horizons to long for,

destinations to strive for,

fearless dreams,

waiting to be fulfilled,

not for promises or rewards.

 

Nameless, and neglected Angels

hidden yet unveiled,

among all the living beings,

just waiting for a signal

or a true deep contact,

they may wander vainly

for thousands years or eons

in the deserts of the souls,

but if you can recognise them

before they find you

that’s because you too,

already are one of them.

ennio forina

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Mayfly Forever

Prefazione

    La vita è costituita da tanti eventi consecutivi, ognuno con il suo inizio e il suo epilogo, ma come gli anelli di una collana, ogni nuovo evento resta agganciato a quello precedente anche se completamente diverso. Ognuno di noi quindi, si trascina dietro tutto il peso o la leggerezza delle proprie azioni, persino dei pensieri, fino a giungere alla fine di un percorso in cui si congiungono tutti gli eventi, il luogo finale dove il primo e l’ultimo anello si incontrano ineluttabilmente insieme a tutti i tratti di un cammino unico, eventi che spesso si svolgono nello spazio di un solo giorno o di poche ore, o di un istante.

Molti di questi non hanno nemmeno una fine, ma restano sospesi nel tempo e di tanto in tanto tornano ad essere reali e visibili reclamando un esito, una conclusione possibilmente liberatrice, come infatti succede nelle storie immaginarie. Sono sempre presenti  perché sono stati reali e possono ricomparire a distanza anche di molti anni come le comete, che si allontanano per secoli o millenni dalle stelle da cui sono state attratte e dalle quali non riescono a fuggire, ritornando sempre a riavvicinarsi ad esse.

In questa storia avrei potuto raccontare ipotetiche esperienze di esistenze altrui, di caratteri e vicende particolari, storie vere o fittizie, ma alla fine la mia esperienza sembrava più interessante, non tanto per quello che avevo fatto o per l’impatto degli eventi che avevano attraversato, turbato o allietato questo intervallo di tempo, ma per tutto quello che avevo profondamente pensato. Per molte parti della mia esperienza che sono state teatro di riflessioni e che andavano ben oltre la mia sola sfera vitale.

Tuttavia, questa non è una biografia, anche se riferendomi alle diverse tappe/fasi del mio cammino, ho usato alcune mie esperienze, come luoghi di sosta in cui in effetti, il mio viaggio si interrompeva solo in parte; spazi di osservazione e di riflessione, così come un viandante che attraversa una fitta foresta, di tanto in tanto sale su un punto più alto, sopra la distesa di alberi, per rendersi conto di dove realmente si trova. Infatti questo scritto si riferisce proprio ad alcuni di questi particolari momenti di pausa, di visione e di elaborazione delle esperienze vissute e sopratutto delle riflessioni che spesso sono scaturite da quelle esperienze, in questo mio lungo e interminabile cammino verso la conoscenza della ragione delle cose.

THE MAYFLY – IL Tempo

Quanto dovrebbe essere lunga la vita di ciascuno di noi, quale valore numerico ci renderebbe finalmente soddisfatti per aver percorso una via scadenzata dalle pietre miliari di risultati ottenuti, di mete raggiunte, di luoghi esplorati, territori conquistati e popoli e luoghi esplorati, nei modi in cui oggi si possono facilmente ottenere molte di queste cose e per la facilità con la quale si possono incontrare molte altre persone, illudendoci di averle conosciute.

Vorremmo che fosse un tempo interminabile, oppure a molti di noi basterebbe solo aggiungere qualche decade per poter finalmente essere sazi di esperienze, di aver vissuto il più a lungo possibile, nella migliore salute ed efficenza fisica, con molti figli e nipoti e di averli visti crescere e procreare più volte? Quest’ultimo è infatti l’obiettivo della scienza umana, prolungare l’esistenza umana in condizioni il più possibile ottimali e funzionali.

Ma per quanto lungo possa essere il tempo guadagnato, glorioso o miserabile, gratificante o deludente, vittorioso o perdente, nella somma dei suoi atti questo fluire di eventi e di trasformazioni che chiamiamo vita, prima o poi diventa un punto sommario e riepilogo, nel quale tutto si condensa alla fine in un unico, compresso, spazio temporale, e in cui tutte le azioni e i pensieri passati nelle nostre menti, le sensazioni che ci hanno fatto soffrire o gioire, le idee in cui abbiamo creduto, le angosce che ci hanno perseguitato, le attese di momenti felici, le speranze sopravvissute alle delusioni, smettono di essere ricordi e diventano un nuovo presente. Tutto in un attimo.

 Forse riusciremo nell’intento di vivere molto più a lungo, anche duecento anni e in piena efficenza, ma poiché nessuna forma sarà mai eterna nell’universo,  alla fine dovremo sempre lo stesso fare i conti con quell’ultimo inesorabile attimo, che come un misterioso buco nero cosmico attrae, ingloba in sé e comprime tutte le esperienze vissute, le azioni compiute, nessuna esclusa alla sua forza, nessuna lasciata indietro.

 In fondo non siamo diversi dalle efemere, gli alati e misteriosi insetti verdi dalle lucenti ali cristalline che popolano l’aria serotina di maggio e che vivono gloriosamente in un solo giorno, la fase finale ma più importante della loro vita nei loro abiti nuziali e in un volo erratico, effondendo una magica presenza nello spazio intorno. Perché il nostro giorno, dal risveglio al dormire, rappresenta nella sua unicità temporale, tutta una vita. In quel giorno, per noi divenuto presente e solo in quel giorno è la realtà vivente che conta in assoluto, le relative azioni e le esperienze che hanno il potere di determinare anche gli eventi futuri.

Un giorno solo può dare o togliere tutto il senso ad una vita, un giorno solo può essere persino più importante ed influente di una vita intera ed è così infatti che dovremmo considerarlo e curarlo.
In un giorno o in un attimo si possono commettere crimini orrendi o creare opere meravigliose, ambedue con qualsiasi mezzo.  Con le armi o con la mente o con il cuore o le parole.
Non è possibile agire in un modo in quel solo giorno, senza che tutti i giorni a seguire non ne risentano le conseguenze per sempre, anche se apparentemente non sia successo nessun evento ragguardevole, non sia stata presa nessuna decisione o azione importante, anche quel nulla avrà un peso e una conseguenza nel percorso a seguire. Se avremo desiderato di ritrovare qualcosa che era perso o se avremo nostalgia di qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, se ci saremo rallegrati per un evento felice, o se avremo sofferto in silenzio supereremo quel momento solo se quella sofferenza non sarà riuscita a farci cambiare direzione e se anche il dolore sarà l’esito di una sconfitta, non avrà importanza, perché quello che conta è il percorso, non la meta.
Ma questo vale solo per tutto quello che può succedere a noi “senza” averlo voluto o meritato, mentre nessun scorrere di tempo potrà mai risanare nell’anima, l’eventuale dolore che avremo “volontariamente” causato ad altri.

Così le azioni virtuose quanto quelle scellerate, i pensieri generosi e buoni e quelli offensivi e malvagi, le vite che potremmo aver aiutato e quelle che invece spezzate o ferite per la nostra presunzione e prepotenza, per il nostro delirio di onnipotenza lasciato libero di prevalere e distruggere, saranno tutte evidenti con la loro devastante presenza, mentre resteranno indietro le illusioni di ricchezze e proprietà, non trasportabili dalle nostre anime, così come le diafane ali dell’efemera non possono trasportare  la sua bellezza nel passaggio ad una nuova dimensione di inconsistente aria. E resteranno indietro anche tutte le occasioni perdute di conoscenze preziose, con creature diverse da noi ma vive della stessa vita che fa vivere noi e possibili compagne di viaggio, ignorate e neglette, lasciate con indifferenza ai margini del percorso, come con tutti gli esseri viventi che anche indirettamente abbiamo ferito per scelte volontarie o superficiale indifferenza e ai quali abbiamo impedito l’esperienza di vita, inibiti dal crescere e dallo sperimentare l’amore materno, resi schiavi, torturati e uccisi.

Ci accorgeremo anche che non sarà sufficiente essere stati benevoli e generosi solo e soprattutto con i nostri simili, nel nostro ambito esistenziale, con i nostri familiari, amici e concittadini, ignorando che ogni altra espressione, ogni forma di vita proviene dalla stessa origine ed è a noi e connessa da un primordiale e fraterno legame invisibile, anche se la sua forma è diversa e diverso è il suo modo di esistere, ma che segue gli stessi impulsi primari essenziali, crescere, svilupparsi e generare nuova vita attraverso un unico, universale, misterioso e formidabile impulso: l’amore materno, solo apparentemente diverso, nei molteplici modi in cui si esprime dall’inizio del tempo.

Solo se un nostro qualsiasi unico giorno viene affrontato con questa consapevolezza, sia che stiamo procedendo nella calma dei venti o affrontando le inevitabili tempeste, tra il sorgere e il calare di un sole come di molti soli, noi come le efemere, siamo chiamati a svolgere interamente il nostro compito vitale, partecipando così all’intero processo creativo del Cosmo.

 Fin dai primi anni della nostra vita, la consapevolezza di una scadenza inevitabile e del passaggio in una destinazione ignota, immette nella nostra coscienza l’ombra della paura. Quando restiamo svegli nella distrazione  di un giorno favorevole, non vorremmo mai andare a dormire e quando siamo immersi in un sonno confortevole, non vorremmo mai svegliarci e abbandonare il rifugio di un caldo letto e l’abbraccio di un corpo amato. Allo stesso modo forse, quando siamo nel pieno della vita non vorremmo mai smettere di esserlo e prima di nascere forse non vorremmo mai entrare nella vita, per la conoscenza insita nelle memorie ancestrali di tutto quello che l’essere vivi comporta.

Per nove lunghi mesi il nostro corpo si è costruito, parte per parte, formando gli organi e i mezzi di interazione in previsione dei luoghi nei quali è delegato a svolgere la sua missione di essere vivente e da quel momento la paura di esistere verrà superata dalla paura ancora più grande di non esistere più e le azioni dei giorni successivi senza nemmeno rendercene conto, saranno permeate dal cercare di costruire difese contro ogni tipo di paura, specialmente quando dovremo smettere di aggrapparci alla rassicurante presenza dell’amore e del corpo di una madre. Ed è infatti questa è una considerazione fondamentale la sfida che aspetta tutti noi che nasciamo, la vita è una prova che si può superare, ma non vincere e comunque solo se la si affronta con l’amore.

In diversi momenti, nel corso di questi anni e di questa mia identità, mediata fra gli impulsi basilari dei vari stadi di crescita e il pensiero proiettato lontano, di contemplazione, meditazione e di conoscenza, mi chiedevo cosa vi fosse di così rasserenante nel profondo spazio notturno costellato di luci, nel disco del sole al tramonto, nel voluttuoso svolgersi delle nubi, nello stormire del vento tra le foglie e lo scrosciare ritmico della pioggia, nell’abbraccio di un albero e nel gentile vibrare di foglie. O persino il brontolio delle nubi in cui si delineano i guizzi di luce accecante dei fulmini che preannunciano lo squarcio del tuono, il sibilo di un turbine di vento e il fragore della pioggia che batte mentre siamo in un rifugio sicuro.
Il fascino delle tempeste risiede nelle energie che le generano che riferiscono dell’energia cosmica senza la quale il Cosmo stesso sarebbe inane e senza vita.
Perché mai la consapevolezza dell’esistenza di tutte queste cose e dei fenomeni connessi, siano di grande conforto e rassicurazione, come se tutte insieme in modo corale dicano: “Non preoccuparti, siamo i segni della giusta direzione, non aver paura, se saprai riconoscerli, non potrai perderti, testimoniano la continuazione, non devi far altro che assecondarli, lasciarti trasportare e affidarti ad essi.

Così passavano quei primi giorni nel periodico evolversi di piccoli eventi, insieme ad altre esistenze, compagnie di viaggio, animali e piante, dalle albe ai tramonti quando persino i cieli e l’aria avevano una dimensione tangibile della loro consistenza, guardarli semplicemente significava immergersi in essi anche e molto più di notte, quando tutte quelle piccole luci tremule comparivano quali presenze indispensabili, confortanti e amiche anche se immensamente lontane e irraggiungibili.
Certo non avremmo la percezione dell’infinito se non vi fosse l’ombra della notte, e non avremmo il risveglio e il rinnovarsi della vita se non ci fosse il sonno dell’inverno o quello della morte. Il giorno di vita della maggior parte degli umani si svolge in una sottile fascia, una realtà orizzontale per lo più limitata all’interno di un dislivello di pochi metri, i nostri occhi e la nostra mente sono fatti per navigare in questo spazio ristretto di percezione e cognizione e ben poco sappiamo di quello che è sotto di noi e sopra di noi, ma la notte dischiude altre realtà che guardiamo come se fossimo lontane da esse mentre siamo completamente in esse immersi, noi siamo parte di queste dimensioni anche noi siamo distanti e irraggiungibili per qualche altra realtà, con i nostri corpi e con tutti i passeggeri del pianeta intero che ci ha generati nel suo grembo utilizzando gli stessi elementi presenti e sparsi nell’universo.
Ma questo non significa che siamo figli del caso né che la terra e l’acqua siano un caso, sono invece gli elementi che preesistevano in attesa che si verificassero le condizioni favorevoli per avviare l’esperimento della vita. Perché questo avvenisse c’era una condizione essenziale; non la semplice commistione di elementi diversi che presenti nel calderone di un  “brodo primordiale” e stimolati dalla luce del sole abbiano forgiato le molecole della vita organica. Questo è potuto accadere perché la materia che crediamo inerte è invece anch’essa viva e gli elementi che la compongono si combinano non per caso, ma per amore. Affinità elettive, gli atomi che si compensano e per amore si uniscono, creando nuovi elementi, lo stesso fanno le cellule che si uniscono scambiandosi il plasma e rinnovandosi e lo stesso fanno gli organismi complessi come noi per creare vita nuova diversa ed evoluta, e sempre non per caso, ma per un “amore”, che trascina nel suo fluido, nella sua energia, anche noi esseri “superiori ”.
Elementi che vogliono unirsi come degli amanti e che quando si incontrano, insieme producono nuovi elementi e nuova energia, come quella delle stelle. Quindi la sostanza dell’universo non è il caso né una suprema volontà esterna confacente alle nostre aspettative e comprensibile alle nostre menti, ma è l’amore, ineffabile, invisibile più reale della realtà e più forte di qualunque altra energia, poiché le racchiude tutte e da esso tutte emanano. Esso pervade tutto il Cosmo e spinge magicamente anche le più piccole particelle a cercarsi come si cercano gli amanti e una volta insieme, fanno nascere altre forme di vita.

Quando guardiamo all’infinità del cielo e all’indefinibile, forse un’unica parola può descrivere l’arcana emozione che da quella visione proviene: nostalgia, nostalgia dell’origine, del punto di partenza, non perché l’origine si sia allontanata da noi ma perché siamo noi ad esserci allontanati perdendo la capacità di sentirla, soffocando le sensazioni con gli artifici del pensiero razionale che ha in gran parte inibito il pensiero sensibile, così le nostre esistenze si svolgono in una realtà artefatta che nasconde la realtà vera, così come le luci delle nostre città nascondono le luci delle stelle, dove si sono combinati gli elementi per formare i pianeti e gli organismi.

Con il loro canto di  luci le stelle rendono l’abisso scuro dell’universo un luogo amichevole nel quale non possiamo perderci, e ogni volta che alziamo lo sguardo ad esse in qualche modo “ritroviamo” noi stessi così come quando ci troviamo al cospetto degli oceani ritorniamo ad essere i cuccioli che vogliono di nuovo tuffarsi nella culla che li ha ospitati eoni prima abbandonando i nostri orpelli ed artifizi e gli abiti scudo che delimitano i territori dei nostri corpi e che il mare rifiuta come inutili e stupidi e così i nostri volti si distendono, le angosce si placano, e gli sguardi si rasserenano, confortati dallo spettacolo sublime del Cosmo, che non è mai stato un abisso pauroso in cui precipitare, ma un immenso sorriso, che infonde una pura sensazione di intimo contatto con tutti gli elementi vitali in cui siamo inesorabilmente immersi, qualunque sia il drammatico evento possibile per ciascuno di noi, qualunque sofferenza, dolore e angoscia saremo deputati a sopportare e specie dopo aver sperimentato la dura e deludente realtà dei primi rapporti con i nostri simili, alla fine di ogni giorno, quando il sole salirà sul palcoscenico nello scenario di colori e di forme, un’altra realtà ed un altro scenario si dischiuderà per continuare la rappresentazione di un nuovo atto della commedia o del dramma della vita e sopra di noi un manto di oscurità luminosa si estenderà sempre all’infinito, in cui vedremo pian piano riaccendersi le presenze luminose e palpitanti di luce, come falene siderali, per suggerirci dalle loro immense distanze che non siamo soli e che la fine della rappresentazione non sarà mai veramente finita, ma continuata su un palco diverso e con costumi e trame diverse. Perché le stelle sorridono sempre… e ci assicurano che rinasceremo ancora, anche se morissimo milioni di volte e anche che resteremo insieme a tutti quelli a cui abbiamo toccato le anime, siano essi umani, animali o piante, tutti della stessa sostanza, gocce di un oceano vivente.

ennio forina

Love’s Seasons

Love follows the same cadences of the seasons.

It begins in a powerful and inebriating way,

inflames itself and is fruitful all through the summer,

gets weaker, gathering its fruits in autumn,

and, under the layer of the memories

of the past, lived seasons,

falls asleep in the winter’s oblivion

and in the silence of the emotions.

But the chance that it may be revived again 

strong and hearty in a new spring,

depends on the kind of food has kept it alive

and the kind of fruits that has produced

during the past and active seasons,

so that the inevitable winter of the sensations,

may only be a sleep and not a death.

ennio forina

Le Stagioni dell’Amore

I ritmi dell'Universo sono in noi anche se non ce ne rendiamo conto.

L'Amore segue gli stessi impulsi delle stagioni,

ha un inizio potente e inebriante nella sua primavera, 

si esalta e fruttifica nell' estate,

si attenua e raccoglie i suoi frutti in autunno,

e si addormenta nell'oblio dell'inverno,

sotto le coltri della memoria delle stagioni vissute

e nel silenzio degli stimoli e delle sensazioni.

Ma la possibilità che possa rinascere vigoroso

in una sua nuova primavera,

dipende da quello di cui si è nutrito 

e dai frutti che ha prodotto nelle stagioni attive, 

affinché l'inevitabile inverno delle sensazioni 

rappresenti solo un sonno e non la morte.


ennio forina

 

Summary

When a future is still ahead of us, 

we can leave the past behind,

but when there is no future anymore,

the past comes back again

as a new present.

 

ennio forina

The past is like the shadow of our conscience, 
it's hidden in the dimness of our perceptions 
but whenever some light hits us, becomes evident once more 
for whatever we've done or suffered.