L’infinito sentiero…

Le persone che si amano davvero

non sono quelle che pensano

di essersi finalmente trovate,

ma quelle che si cercano continuamente,

anche se sono già insieme.


ennio forina

IL DECIMO CERCHIO – L’Oro Rosso

IL DECIMO CERCHIO – L’Oro Rosso
Un’amica mi dice che una nuova coscienza del rispetto del mondo vivente sta sviluppandosi nel mondo degli umani. Purtroppo non è così. È aumentata la visibilità di quelli che si oppongono al macello globale grazie ad internet e anche perché il macello globale ha raggiunto tali dimensioni mostruose da non poter essere più nascosto e ignorato. Al macello industriale si aggiunge il sempiterno macello locale e rituale, quello delle sagre e delle religioni. Ormai il macello è per le strade, c’è nei cortili delle città italiane, dove si scannano animali fatti nascere appositamente per motivi rituali- religiosi che si aggiungono alle esecuzioni che già facciamo noi da sempre, mentre dall’altra parte del mondo non sono da meno per tradizioni insulse, per spettacoli e sempre per motivi religiosi come le decapitazioni in massa di capre, giumente e pecore per ingraziarsi gli dei locali. Le dimensioni degli allevamenti industriali sono così immense che sono state rase al suolo foreste intere tagliando milioni di alberi per far posto alla domanda ed alla “offerta” di carne in tutto il mondo.
 
Mai come in questa era gli animali e le piante hanno subito la malvagità umana in tale misura e con i metodi perversi che oggi si usano. Quanti esempi, si possono trovare in internet, di questa demoniaca realtà? Gli sterminati campi di scatole dove mantengono per poche settimane in vita i vitelli strappati alle loro madri, impedendo loro di vedere persino la luce del sole, per far diventare la loro carne più bianca, i trita-pulcini maschi negli allevamenti di galline ovaiole, le centinaia e centinaia di migliaia di maialini fatti nascere in eccesso, ammucchiati in cumuli di carne e ancora vivi gettati nelle fosse e seppelliti, gli interminabili massacri di cetacei, balene e delfini, reti da pesca lunghe decine di km e le preziose pellicce, simulacri inconfutabili della stupidità quanto della cattiveria umana, e quelle di gatti, cani ed altri animali meno domestici, costretti in prigionie orrende, scuoiati e bolliti vivi come cibo e per fare quegli stupidi e inutili orpelli di pelliccia che ornano i colli delle giacche di metà della altrettanto stupida e insensibile popolazione del mondo occidentale, senza che vi sia una minima volontà di chiedersi cosa comporta l’acquisto di questi indumenti, e questa tremenda macchina industriale che usa gli esseri viventi come usa il petrolio, cioè come carburante per le attività umane, non si fermerà certo perché i pochi che hanno coscienza e senso del dolore altrui vorrebbero instaurare i buoni princìpi e promuovere la filosofia eccellente della frugalità, del cibo simbiotico, più confacente alla nostra fisiologia e nel rispetto della vita universale, né per le poche centinaia di persone compassionevoli sparse qui e là nel mondo, che fanno sentire vanamente le loro grida di dolore ricevendo solo gli sghignazzi delle industrie dei carnefici e dei cacciatori.
 
Le tre scimmiette ora possono vedere, ascoltare e parlare, ma nulla cambia lo stesso se non ai margini della realtà delle grandi masse di individui che continuano ad addensarsi ed a esigere di riempirsi bene le pance sul pianeta. Il cibo ha smesso di essere un nutrimento ed è diventato una fonte di piacere e di gratificazione superiore a quella della sessualità. Il cibo viene celebrato ed esaltato da tutti i pulpiti e in tutte le occasioni e la sessualità relegata in un ambito ristretto, problematico, inibito e distorto come tutto ciò di cui gli esseri umani si appropriano.
 
Le poche anime compassionevoli vorrebbero che tutto questo cessasse, ma spesso reagiscono in modo emotivo parlando dell’evidenza dell’anima negli animali ad animali che non hanno un’anima, cioè a coloro che trasformano il sangue in soldi. La società umana attuale ha una smisurata fame di energia e quella che proviene dagli animali è quella a più buon mercato e più profittevole, si rigenera da sola con qualche piccolo aiuto artificiale e biochimico.
La coscienza collettiva umana non vuole e non può fermare o rallentare tutto questo, quanti milioni e milioni di posti di lavoro si perderebbero senza prima convertire le industrie della predazione in industrie della collaborazione?
 
C’è solo la certezza, più che la speranza, che il sistema di equilibri che hanno generato il mondo vivente così da noi perturbato, collassi alla fine, trascinando anche noi nel disastro ambientale totale senza più possibilità di tornare indietro e allora i pochi rimasti della nostra infausta specie ricominceranno a scannarsi tra loro come si scannano in modo “incruento” i tifosi delle squadre di calcio, perché non avremo modificato la nostra natura e finora ci siamo solo dati delle regole per reprimere le nostre pulsioni di ferocia distruttiva non per evolverci a livelli davvero superiori.
 
Se fino ad ora non ci sono state altre guerre globali, ma solo locali, lo si deve non ad una maggiore saggezza acquisita dal genere umano o a un cambiamento in meglio della sua natura, ma a due fattori incidenti: la consapevolezza di un olocausto nucleare e forse ancora di più al fatto la tecnologia applicata alle industrie alimentari, agli allevamenti, alla pesca, all’agricoltura e alle leggi, che hanno tolto ogni diritto al mondo vivente ed hanno concesso a noi ogni licenza, generando sovrabbondanza di cibo per tutti, il mondo non ha più fame, fino a che questa globale estorsione si potrà attuare, perché la società umana ha già iniziato a divorare se stessa.
 
ennio forina 2018

Pepite d’Amore

Ho scavato nelle miniere della vita
e nei fiumi che scorrono da tutti i cuori
e sopra i picchi delle montagne sognanti,
cercando qualche vera pepita d’amore,
solo per regalarle a chiunque.

Dentro ed oltre i nascosti paesaggi,
o cercando nei passi segreti,
attraverso le nebbiose montagne dei rimpianti,
vagando nelle vuote, affollate strade
e in ogni scenario dell’immaginazione.

Le ho cercato nel sole splendente,
o sotto la pioggia incessante,
in tutti i ventosi e morti giorni d’inverno,
le ho cercate quando la tempesta colpiva
o attraversando i deserti degli affetti,
le ho cercate a lungo, intorno e invano,
fin quando ho capito che nessuna pepita d’amore
era realmente dove io l’avevo cercata,
perché esse erano davvero tutte nel mio cuore.

E ora so, che tutte le pepite d’amore
che ho dato via, tutte, una ad una,
anche se nessuna era mai rimasta per me,
continuano sempre a splendere nel mio cuore,
mentre se le avessi tenute solo per me
peserebbero molto sulla mia anima
così come le pepite d’oro pesano sulle spalle,
perché tutte le pepite d’amore
non sono fatte per essere conservate,
e la luce che resta non pesa affatto.

ennio forina  Gennaio 2018

Love Nuggets

I have been digging in the mines of life
and in the rivers flowing from all hearts,
and up to the dreamy mountains peaks,
searching for some true love’s nuggets,
just to give them away for free.
Been searching Inside and beyond
many hidden landscapes,
and looking for the secret passages
through the misty sorrow mountains,
wandering through the empty crowded streets
and all over every imagination skylines.
I have been looking for them in the shining sun
or under the steady falling rain,
in all the dead and windy winter days,
looking for them when the storm was blasting
and when crossing the deserts of the affections,
looking for them around in vain,
until I realised that no love nuggets,
were really where I’d been looking for
‘cause indeed they were all inside my heart.
And I know now that all my love nuggets
I’ve given one by one and all away
even if no one was ever left for me,
their light still keeps shining inside,
while if I kept them just for myself,
they would now weigh heavily upon my soul,
just like any real golden nuggets on your shoulders,
for love nuggets aren’t meant to keep,
and their light doesn’t weigh at all.
ennio forina, 2018

“Fatti non furon per viver da Giullari“

Animali nei circhi.

Se il sommo poeta decretava per gli umani “fatti non foste per viver come bruti”, qualcuno mi dica in quali parti delle sacre scritture, – che poi sono sempre scritte da “sacre” umane mani -, si stabilisca che gli animali, “fatti furon per viver da giullari” a nostro e per nostro piacimento. Pur non avendo letto per intero l’antico testamento, penso che di sicuro una simile affermazione non sia in esso contemplata, si dà e non sempre, piena accettazione del fatto che gli animali possano essere scannati con disinvoltura per dare il sostentamento a questa nostra specie, tanto peccaminosa e indegna quanto prediletta chissà perché, dal creatore del “tutto”, o nei numerosi rituali tali e quali a quelli antichi e pagani che stabilivano che per ingraziarsi gli dei si doveva versare il sangue e le viscere degli animali più in salute.
Ma che differenza c’è tra la richiesta del sacrificio di una capra, per aver risparmiato il fanciullo Isacco, presumibilmente innocente di qualsiasi colpa, e l’offerta a Giove e alla sua pletora di cortigiani divini viziosi, collerici e invidiosi, del sangue sicuramente innocente, degli animali già sacrificati e ridotti in schiavitù per ricavarne cibo?

Mi sembra di ricordare che Gesù aprì con furia le gabbie degli animali che venivano venduti nel tempio di Gerusalemme e non mi sorprenderebbe che avesse gridato anche che Dio non aveva certamente bisogno del sangue delle sue creature, ma della sincerità dei buoni sentimenti dei singoli umani, poiché gli altri animali al contrario di noi, non conoscono la menzogna e l’ipocrisia e sono soltanto grati di aver ricevuto il dono della vita. Ma questo è un alto discorso, poiché quando nella storia si dice che Dio parla attraverso le umane bocche e scrive usando le umane mani, è ben difficile instaurare una conversazione dialettica che possa dare risultati confortanti, almeno per la mia povera mente indagatrice, così abituata alla logica delle evidenze e alla pura riflessione oggettiva.
Spesso, i miti e le saghe umane riflettono verità inequivocabili non già sul carattere e sulle volontà presunte dei presunti dei , ma su quelle particolari degli umani, e da questi “sacri” miti, sembrerebbe che l’animale umano avrebbe avuto il permesso di prendersi tutto, meno le mele di un singolo albero, ma come si sa, nemmeno questo tutto è mai stato sufficiente a soddisfare la sua innata e mai inibita voracità.

Ma torniamo al principio, accettato anche oggi, all’inizio di questo tecnologicamente sorprendente secondo millennio, che si definisce così evoluto ma che continua a rendere schiavi gli animali, come mai aveva fatto prima, e a forzare e distorcere la loro natura all’unico scopo di divertire i rampolli idioti di genitori altrettanto immersi nell’idiozia, incapaci di vedere la sofferenza celata dietro le quinte dello spettacolo e incapaci di provare quell’elevata qualità percettiva dell’anima, così rara in ogni epoca e ancora più rara oggi: la compassione.

Quale insegnamento didattico o etico un bambino può ricevere dal vedere la fierezza di una tigre ridursi a buffonate per evitare il bruciore della frusta o la certezza di ricevere poi un tocco di carne e un possente animale come un elefante genuflettersi per qualche nocciolina, dopo essere stato a lungo torturato con vari mezzi, e ambedue finire dopo lo spettacolo, nelle loro buie celle di clausura e follia, dove l’odore della jungla e il vento della savana non sono nemmeno ricordi? Cos’è dunque che manca in questi spettatori? Gli ammaestratori altro non sono che i sacerdoti del sacrificio della natura degli animali, non li uccidono con un colpo di daga, ma più lentamente con le catene e la frusta.

Non fanno altro che sacrificarli sull’altare del divertimento e del dileggio… e ci restano solo due possibilità per spiegare il fenomeno della blanda etica umana che permette questo scempio dell’anima e della dignità degli animali…o essi non sono compassionevoli e non sentono la loro sofferenza implicita nelle crudeli procedure di ammaestramento, o non sono intelligenti abbastanza da riconoscere la differenza fra la libertà della loro natura e l’orrore della loro schiavitù, ma io credo che ci sia una terza possibilità, quella più vera, e cioè che gli attori e gli spettatori che calpestano, deridono, vilipendono e distruggono la dignità e la vita degli animali con le fruste, con i pungoli, con le catene e infine con le risate, non hanno nessuna di queste due qualità evolute; né la compassione né l’intelligenza sufficiente per poter capire di essere “loro” stessi gli esecutori ed i mandanti di un persistente delitto contro natura e di conseguenza contro il “creato”, visto che un Creatore, alla fine sarebbe anche tutto ciò che esiste, ed ogni frammento, atomo, di questa realtà esistente è di fatto un frammento di creato e quindi di Creatore.

Il mondo vivente è permeato dalla crudeltà e dalla prepotenza dei predatori verso le loro prede, ma nessun altro animale fa schiavo e si prende gioco della sua preda, rapinandolo, oltre alla vita, anche della sua dignità esistenziale, nessuno, eccetto l’animale umano.

ennio forina 2018